Digressione

Si calò come quella prima volta, in picchiata, prendendo di mira luoghi luminosi. Per fortuna stavolta non calò casualmente  sulla tangenziale o raccordo anulare che dir si voglia, nemmeno sulle torri di Bologna. Magìììììa…. si ritrovò invece seduta su un autobus, accanto a un guidatore napoletano dotato di basettoni bruni, che ammiccava simpaticamente attraverso lo specchietto retrovisore, masticando chewingum e bestemmiando urbi et orbi al telefonino. Ammiccava ai suoi piedini, calzati sempre di un bianco divino raso da urlo. Negli anni di ibernazione la sua veste era traslata dall’arancio vivo al rosellino pallido e il mantello azzurro era divenuto color glicine intenso.

Ah! Il mondo, la vita, la nostra terra! Così ricca di forme voci, echi, esseri viventi  e ossimori! Le tornò in mente tutto il passato in terra umana e gli anni avventurosi 2007-200….. Chissà dov’erano finiti tutti, tutti quelli che aveva incontrato nella città di splinder e ideal (vedi storie della madonna …).

Si ricordava della bimba tamai, e di zop, al quale aveva dedicato quelle ultime fole finite su un tessuto fortunoso di nome eBook e mezzo disegnate dalla bimbatamai.

D’istinto si recò in piazza maggiore a Bologna. Era Natale e i cittadini avevano come sempre piantato un albero morto decorato di zucchero e mele. Ah le mele! Ne mangiò una ed essa aprì la bocca e parlo’, prima di essere divorata.

Trovi le storie della madonna precedenti nella categoria madonnazolla o storie, finché non trovo il modo di visualizzarne un elenco.

Storie della Madonna 2016. L’autobus

Annunci

Storie della madonna. Il gesto magico

Immagine

Non una bava di vento, non un fruscìo di passero. Non una parola. Tutti attendevano che la madonna aprisse la porta da sé dato che, dopo aver suonato il campanello, due tre quattro volte, nessuno rispose.

Le angelesse tintin si era alzate fino alle finestre del piano superiore per sbirciare dentro e, dicevano di intravedere un piccolo albero di Natale, un po’ di luce, una piccola famigliola raccolta attorno a una culla. Insomma non è che la casa fosse deserta e abbandonata, eppure nessuno, nonostante il baccano, si degnò di affacciarsi o ciabattare verso l’ingresso. Che fossero sordi?

La banda diede fiato di nuovo alle trombe. I paesani urlarono “ehi voooi, della casa”, le mage aizzarono  i cammelli..

Il prete, che era sopraggiunto, chiese alla madonna:
– Scusa grande ma’, sei sicura che sia questa la casa?

La madonna guardò la stella cretina che si era appollaiata già da un po’ sul tetto e si godeva la scena. La stella fece sì con la coda, le angelesse tirarono fuori dei tablet e confermarono pure loro di aver ricevuto le stesse coordinate.

A quel punto, senza mostrare turbamento alcuno, la madonna si girò verso la folla astante e fece quel gesto deciso e definitivo.
– Col cavolo che dò spettacolo quest’anno! –

gestomagico m

immagine chiarificativa di Tamai

Storie della madonna. I doni

Immagine

Al ritmo del friscaletto presero a ballare i cammelli e le tre mage, Gaspara Melchiorra e Baldascia, battevano le mani. Anche la stella tornò a brillare contenta. Arrivò il prete con il popolo, la banda, taxisti, contadini, impiegati e commercianti. Sul ciglio del posto dorato stavano anche le angelesse tintin con un’arpa pesante, se la godevano da matti.

Arrivarono delle ragazze con dolci vegani e dei ragazzi con dolci senza glutine. Si apparecchiò un tavolone munifico, con le ruote, imbandito come nelle favole, lo si illuminò con le candele e le mage furono invitate a posare i loro doni.

Gaspara, Mechiorra e Baldascia si guardarono perplesse:
– che doni?
– come che doni? – dissero le angelesse.
– ‘orpo, l’oro – disse Melchiorra, e tirò fuori una pallina che aveva in tasca da piazza maggiore.
– ‘orpo la mirra – esclamò Gasparra, e tirò fuori una mistura giallastra intascata all’osteria.
– ‘orpo l’incenso – trillò Baldascia, e si accese una sigaretta, con la miccia stellata della stella cretina, facendo un gran profumo.

Tutti risero contenti. Solo la madonna rideva poco. Aveva mal di pancia e voleva tornare indietro. Si sbrigò dunque a condurre tutti davanti a una casa con la porta chiusa e fece un gesto per zittire il mondo, un gesto magico e deciso.

Tutti tacquero e la madonna suonò il campanello.

 

 

Storie della madonna. Il fischio

Immagine

Mentre le mage tracannavano birra, i cammelli biascicavano qualcosa e la stella se li lisciava perché aveva ancora fame. Il prete stava chiuso in chiesa a pregare e il popolo in casa a guardare le televisioni.

La preghiera del prete, bisogna ammetterlo, ebbe un qualche effetto perché la madonna – rimasta a Bologna convinta che tutto andasse liscio e che, perdio, di tre mage selezionate ci si potesse fidare –  improvvisamente piombò in vetta al campanile del paesello con aria sospettosa e funesta.

La stella assassina, sentendosi osservata ,sfolgorò come una lucciola di maggio. Non sapendo esattamente chi dalla punta del campanile la stesse osservando, prese a sculettare diffondendo fiamme bluette.

La madonna fece allora un fischio che dio solo sa che tipo di zufolo fosse. La stella barbagliò e si nascose dietro un nuvolone per cercare di capire che vento cosmico la stesse investendo. Il nuvolone, che stava dormendo, starnutì e si sciolse in pioggia. Annacquò la stella che si mise a piangere e scappò dai cammelli.

I cammelli presero a correre, le mage dietro i cammelli, la stella dietro i cammelli e la madonna dietro alla stella. In men che non si dica arrivarono tutti in un posto che non aveva bisogno di luce perché  era tutto bianco dorato. Suonava, tutto intorno, un friscaletto.

 

 

Storie della madonna. La stella popolare

Immagine

Zoppete zoppete i cammelli trottavano felici dietro l’astro. La stella divina tuttavia si arrestò e assunse improvvisamente la caparbietà di un mulo. Dalla terra non si capiva bene cosa le avesse preso. Le tre mage se ne accorsero per il brusco contraccolpo dei cammelli che si erano bloccati facendo cascare in avanti i loro cappelli.

Un gommista, che aveva l’officina da quelle parti, si prodigò a raccogliere i copricapo senza che le signore dovessero scendere dai comodi e caldi gropponi delle bestie. Coi cappelli di nuovo in testa provarono a spronare i cammelli,  a sussurrare loro nell’orecchio con dolcezza, a farli ridere, ma niente: i cammelli guardavano la stella e la stella non guardava nessuno. Era diventata fissa, non parlava, non lanciava pietre, non emetteva gas né suoni.

Il gommista allora chiamò il prete che suonò le campane elettroniche del suo campanile, convinto di c’entrare qualcosa con tutta la faccenda. Un po’ di popolo si radunò e cantò con passione “astro del ciel”, ma senza ottenere nessun risultato.

Un bambino che aveva freddo, fame e voleva tornarsene a casa, cominciò a piangere in modo così imbarazzante che la sua mamma lo innalzò al cielo e disse:
toh stella, mangiatelo!

La stella si chinò, prese il bambino e ne mangiò del tutto. A quel punto il popolo si scompose in urla strazianti e scappò col prete e i musicanti. La stella divina provò a difendersi da tutto quel tumulto riscaldando i cuori.

Le tre mage commosse intonarono il canto tradizionale, tirando fuori dalle saccocce birra fresca.

Storie della madonna. I cammelli

Immagine

Gaspara, Melchiorra e Baldascia entrarono nell’osteria dove le fecero accomodare in un angolino vicino al caminetto. Ordinarono vino, tagliatelle, patate, si tolsero mantelli e cappelli e cantarono allegre canzoni senza più sentire male ai piedi. Alla fine della cena presero anche il dolce e giocarono a carte fino a tardi ciarlando allegramente con l’oste, che non sapeva come buttarle fuori. All’una assegnò loro una stanza con un letto a castello a tre piani e loro si arresero al sonno.

La notte fu movimentata dai canti dei gufi e dalla luce imponente della stella cretina che si sentiva nel giusto a brillare con impudenza per averle aiutate. Non ci fu canto del gallo all’alba, ma una potente nevicata che le costrinse a rimandare la partenza e le trattenne in osteria per un bel pranzo di tortellini e cose buone. La neve cadeva e cadeva, ma bisogna muoversi: la stella aveva ripreso a lanciare pietre preziose e il cane dell’oste abbaiava. Però Gaspara si impuntò che non aveva le scarpe adatte e che sarebbe stato meglio noleggiare dei cavalli per fare prima. L’oste allora chiamò lo stalliere che consegnò tre cammelli in cambio di tre sacchi di pietre preziose.

I cammelli erano gioielli di cammelli, davvero belli, alti, bardati di velluti caldi e nappe d’oro. Le sellate erano strutturate per un trasporto complesso, comprensivo di scalette, corde, ombrelli. Le tre mage si fecero issare in groppa ai cammelli e ripartirono dietro la stella cretina, verso est.

camel

Storie della madonna. L’impazienza di Baldascia

Immagine

Cammina cammina il male ai piedi aumentava e l’osteria, nessuna osteria, si vedeva. Baldascia afferrò un masso dal bordo del sentiero. Non riuscendo a lanciarlo verso il cielo lo catapultò disgraziatamente sul piede sinistro di Gaspara, la quale se la prese con Melchiorra, il suo senso del decoro e la promessa di una buona osteria. Dichiarò che si sarebbe dimessa dall’impresa e tirò fuori il suo nuovo smartphone per telefonare alla madonna. Purtroppo non aveva registrato il numero.

Le altre due, capendo il momento di esasperazione di Gaspara, cheTagliatelle_al_Ragù era solita non scomporsi, si rifiutarono di darglielo e le promisero che all’osteria si sarebbero divertite come matte giocando a scopone e ricordando i bei tempi passati. Inoltre avrebbero mangiato tutte insieme allegramente delle buonissime tagliatelle al ragù.

Tanto bastò a farle proseguire in armonia per altre due ore chiacchierando del più e del meno. Ma a quel punto Baldascia si stufò e rivolgendosi alla stella con la massima umiltà, in ginocchio, le chiese se di lassù almeno lei vedeva un’osteria per porre fine al loro supplizio. La stella cretina caricò le tre pisquane sul groppone e le portò davanti a una splendida osteria in collina con fuori la scritta  “stasera tagliatelle al ragù”. Non senza tacciarle di miscredenza e poca fiducia in se stesse.

Storie della Madonna. La stella cretina

Immagine

beltegeuseCammina cammina le tre presto sentirono male ai piedi e si resero conto che quella stella era proprio cretina. Continuava a lanciare giù robe preziose sulle quali loro dovevano camminare. Facendolo emetteva anche imbarazzanti rumori che svegliavano la popolazione addormuta dei paesi appena fuori Bologna.

Baldascia, che era la meno paziente delle tre, prese a inveire contro la stella raccogliendo sassi per la strada e lanciandoli al suo indirizzo. Tuttavia la stella, con i suoi gas, li respingeva prontamente e i sassi, lanciati indietro ad una velocità astronomica, ammaccarono il  cappello di Melchiorra. Melchiorra era quella che più ci teneva al decoro e mise a tacere Baldascia promettendo che si sarebbero fermate alla prima osteria.

Storie della madonna. Le tre mage

Immagine

magiI tre, paracadutati al suolo con uno strattone, erano in realtà tres babiones, o pisquanelle della città, che si conoscevano l’un l’altra per aver partecipato a precedenti mirabolanti selezioni di lavoro precario e che non si vedevano ormai da molti anni.

Presero infatti ad abbracciarsi, sbaciucchiarsi, scambiarsi gran fesserie, perdendo la cognizione di dove fossero e a quale cospetto si trovassero. La madonna tossicchiò e ne attrasse di nuovo l’attenzione.

Come ulteriore prova di selezione fu loro chiesto di spiegare cosa le spingesse ad affrontare un ignoto viaggio in cerca di una capannella vaticinata da una mela mangiata che si trovava ora nell’apparato digerente della madonna. Insomma la motivazione.

Una rispose: i soldi; la seconda: la fama; la terza: il potere. La madonna chiarì che non c’era compenso, che non aveva invitato i giornalisti, che l’operazione doveva restare segreta e che, per quanto riguarda il potere, avrebbe deciso tutto lei e loro sarebbero state semplicemente pedine nelle mani della luce.
– Che luce? – chiese la prima.
– Quella della stella – rispose la madonna
– Che stella – chiese la seconda
– Quella là – rispose la madonna indicando la stella divina
– Uh signor! – esclamò la terza spalancando gli occhioni

La stella divina, sentendosi osservata, mosse ancora di più la coda seminando lapislazzuli e bottoni d’argento e prese a correre come un giaguaro nella notte.

La madonna prese allora tre buffi cappelli che aveva in un baule d’oro lì accanto e battezzò le tre mage con una spada magica:
Gaspara, Baldascia e Melchiorra andate e tornate vincenti.

Le tre credule babiones si sentirono sollevate a dieci piedi dal terreno, sembravano anche più alte per via dei cappelli e imboccarono il sentiero di luce indicato dalla cometa, irto di lapislazzuli e pietre prezione piuttosto taglienti.

Storie della madonna. La selezione

Immagine

Ci voleva una guida, anzi tre, minimo diplomate, coscienti della disposizione dei punti cardinali e dello spirare dei venti, dotate di smartphone e capaci di consultare le giuste fonti documentarie. Non importava la nazionalità, il sesso, il colore dei capelli. Ci voleva però un minimo di coscienza ecologica, esperienza della città e dei dintorni, attitudine alle storie inventate, una certa dose di ingenuità e purezza e un attestato di conoscenza della lingua tarocca. Così la madonna indisse una selezione in piazza XX settembre a Bologna, dove si presentarono migliaia e migliaia di persone.

Il criterio di selezione fu semplice e spicciativo: un volo a rondine sopra la folla senza occhiali con le mani tese a palmi in giù per percepire i flussi energetici.madonna_mani

Non ci fu bisogno che la madonna scendesse a livello della piazza perché i selezionati furono attratti dalle sue mani come pezzi di ferro alla calamita e quivi rimasero incollati per 15 minuti prima che, con uno strattone, la madonna si decidesse a schiantarli sul selciato.

Storie della madonna. La stella divina

Immagine

La stella col codazzo d’argento e lapislazzuli era una stella matta che non riposava mai la coda e non aveva una velocità equilibrata procedendo a strattoni di qua e di là nel cielo. Cosicché tutti faticarono non poco a seguirla in quegli ultimi giorni del dicembre 2015.

La madonna diceva che bisognava farlo per vedere il bambinello, che l’aveva detto la mela sacra prima di venir mangiata. La gente ci credeva, anche se qualcuno disse che le mele proprio non bisognava mangiarle e minacciavano di seguire altre credenze e religioni. Difatti parte dei cittadini andò a vedere mostre e concerti, altri si trastullarano in amene letture sui divani di casa.
Ma la stella matta continuò a brillare più di tutto e a indicare la strada … verso est.

stella m

Trovi tutte le storie della madonna  nella categoria madonnazolla

Storie della madonna. La mela parlante

Immagine

madonna_mela Donna venuta dal cielo, prima di cibarti della mia polpa buona, senti la notizia …
– Che notizia?
– E’ nato il bambinello.
– Che bambinello?
– Un bambinello luccicante come da secoli nasce ininterrottamente dalle pance delle mamme. Ello vien celebrato, dopo essere nato in tuguri o spelonche, da angeli suonanti trombe, pastori cornamusanti, agnelli belanti e asini festanti… un bello spettacolo di cui l’umanità gode e si vanifica, o vantifica.
– Ohi mela bella, mostrami la capannella.
– Ohi madonna, mangia della mia polpa e vedrai, tu ‘l vedrai.

Madonna mangiò della polpa fresca e buona sulla rama finta di piazza maggiore. Sputacchiò un po’ di buccia sulle teste dei cittadini, che non ne potevano più di essere sputati in testa dal potere e maledirono le finzioni di cui essi stessi sono fautori e finanziatori occulti. Lei per punirli tirò loro in testa altre mele ed essi ne mangiarono condividendo i bocconi.

La collettività intera si illuminò ed esclamò “sòcmel!”

Una specie di stella apparve nel buio e stellò divinamente con un codazzo tutto d’argento e lapislazzuli.

Storie della madonna. L’autobus

Immagine

Si calò, come quella prima volta, in picchiata, prendendo di mira luoghi luminosi. Per 1fortuna stavolta non calò casualmente sulla tangenziale o raccordo anulare che dir si voglia, nemmeno sulle torri di Bologna. Magìììììa…. si ritrovò seduta in un autobus, accanto a un guidatore napoletano dotato di basettoni, che ammiccava simpaticamente attraverso lo specchietto retrovisore, masticando chewingum e bestemmiando urbi et orbi al telefonino. Ammiccava ai suoi piedini, calzati sempre di un bianco raso da urlo. Negli anni di ibernazione la sua veste era traslata dall’arancio vivo al rosellino pallido e il suo mantello azzurro era divenuto color glicine intenso.

Ah! Il mondo, la vita, la nostra terra! Così ricca di forme voci, echi, esseri viventi  e ossimori! Le tornò in mente tutto il passato in terra umana e gli anni avventurosi 2008-2010. Chissà dov’erano finiti tutti, tutti quelli che aveva incontrato nella città di splinder.

Si ricordava della bimba tamai, e di zop, al quale aveva dedicato le ultime fole finite su un tessuto fortunoso di nome eBook.

D’istinto si recò in piazza maggiore a Bologna. Era Natale e i cittadini avevano come sempre piantato un albero morto decorato di zucchero e mele. Ah le mele! Ne mangiò una ed essa aprì la bocca e parlo’, prima di essere divorata.

Storie della madonna. Ride bene chi ride ultimo

Immagine

3

La madonna era ascesa al cielo nel lontano inverno 2013.

Ibernandosi lungo la salita rimase criofilizzata per molti anni senza raggiungere l’altissimo né riuscire a disciogliersi per tornare giù sulla terra. Checché se ne dica le temperature, a quell’altezza di mezzo, non erano mutate per l’effetto serra, così lei assunse via via il felice aspetto di un Oetzi.

Fu come fu, tuttavia, che per effetto di una stellina bizzosa che la urtò, si risvegliò nell’ottobre 2015 sentendo una fitta tremenda alla spalla sinistra e in tutta la zona scapolo omerale, in quantoché il braccio era rimasto girato all’insu’ verso destra nel periodo di ibernazione.

Le serviva un dottore perciò guardò giù, verso la terra, ricordandosi che lì non avrebbe dovuto far la fila o suonare arpe e organetti, ma precipitare in un luogo qualsiasi della sanità pubblica italiana, dar battaglia e pretender una cura. Oppure cercare un buon agopuntore cinese. Dopo la cura avrebbe preparato meglio la sua riassunzione in cielo, cercando di ricordarsi il perché e il per come del suo cammino-destino.

Trovi tutte le storie della madonna nella categoria madonnazolla, finché non trovo il modo di visualizzarne un elenco.

a babordo

Standard

A babordo una stringa di chiglia. Nell’azzurro nulla che torni.
Viveva una rondine laggiù, a babordo.  e sotto la chiglia si incontravano sirene con pacchi di spartiti.
I loro cori stavano alle riunioni sulle dune come le bandiere ai campi di battaglia
Non c’è bisogno di insistere. piuttosto mi arrampico  sul must,
prima che  arrivi l’onda dei  tuoi occhi.

bonsai

Ana e Donacor 2

Standard

Alle 4 di notte Donacor prese un cucchiaio,si avvicinò al piatto e picchiettò 3 volte sul bordo. La donna tinta aprì gli occhi e senza grande sorpresa sbadigliò in faccia a Donacor:  – Che ora è? –
Poi la donna nel piatto cantò una canzone che tenne sveglia tutta la notte Donacòr, anziché addormirla

Ana e Donacòr 1

Standard

C’era una volta Ana,  bimba di molti colori.
Ana il giorno di Santa Lucia regalò un piatto sbeccato, dipinto con le sue stesse mani, all’amica Donacòr.
Sul piatto campeggiava il ritratto fatto bene di Donacòr, bionda pastello, con le gote rosse. Donacòr felice tornò a casa felice col piatto sottobraccio. Sebbene non si riconoscesse completamente nell’effige piattata da Ana (era la notte di santaluz) si sentiva felice, felice e in cammino, perché quando Ana dipingeva era forte, indovinava le forme, i colori, il movimento, il solido e il liquido. Il suo primo disegno a scuola con Donacor era stato un grosso gallo, pettoruto e superbo, che interrogato cantava alto in nero rosso e blu. Un vero gallo scolastico, creato da Ana. Ma l’immagine nel piatto era diversa dal gallo, era diversa da Donacor, era diversa dalla storia. Era  come se fosse lei stessa molti secoli fa, o molti secoli dopo. Così di notte si alzò col pensiero di interrogare il piatto e la donna nel piatto.

– Piatto delle mie brame chi sei tu così piatta nel reame?